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Boss
28-01-08, 18:20
“Nel 2004 stavamo per abbandonare qualsiasi progetto e chiudere tutto per quello che riguarda il settore dei giochi. Poi abbiamo deciso di andare avanti e di dare una svolta rivoluzionaria facendo qualcosa che in quel momento nessuno stava facendo: una legislazione chiara sul gaming”. Semplice come l’aria. Mario Galea è il presidente della Lotteries and Gaming Authority della piccola repubblica di Malta ha raccontato come la sua isola è diventata, con poche mosse, il punto di riferimento, l’hub del gioco per l’Europa. Ma come ha potuto uno stato così piccolo raggiungere un livello tale da spaventare un colosso del gioco come l’Inghilterra e attrarre i maggiori operatori di scommesse e casinò online? “Appena costruito l’impianto legislativo in materia di gaming, molti operatori si sono cominciati a interessare a noi – confessa Galea – e nel Regno Unito hanno abbassato le tasse sul betting del 15 percento”. Solo che a Malta hanno pensato bene di non fare una guerra agli sconti sulle imposte dei giochi. “Abbiamo puntato sulla sicurezza del gioco, su tecnologie avanzate e su una serie di provvedimenti che non hanno riguardato solo il web, ma soprattutto le persone che intendevano prendere la licenza e le aziende che volevano entrare nella nostra struttura”, spiega Galea. Quello che appare rivoluzionario a Malta, in realtà è quanto di più semplice un’autorità di gaming o un governo possa attuare: “Non abbiamo fatto altro che copiare le leggi già utilizzate nei casinò terrestri e trasferirli su quelli online – racconta Galea regolando il condizionatore, strumento indispensabile per fronteggiare il caldo che attanaglia l’isola dei cavalieri crociati – i controlli, sui quali abbiamo investito già più di un milione di euro, sono del tutto simili a quelli che si effettuano nelle sale da gioco. Certo i ‘tools’, gli strumenti di lavoro – spiega il numero uno della Lga con l’italiano misto all’inglese tipico di Malta – sono differenti: se per i casinò si utilizzano delle telecamere, per quelli online e per i siti di betting estrapoliamo dei dati dalle schermate che arrivano quotidianamente dai servers che sono tutti qui sull’isola, per fare dei riscontri sulle partite giocate e sui conti dei players”. L’Lga ha in organico una trentina di ispettori che sono “gli stessi per il gaming online e per quello land based”. Quello che sembra un mondo immateriale, etereo, in realtà dipende molto da fattori fisici. I servers dei maggiori operatori europei, come Unibet, Expect, Astrabet bookmaker, Betfair, Totosi, Interwetten, Zeturf, Bwin (un sottoindirizzo internet) e tutta una serie di poker rooms e di bookmaker onlines sono ormai a Malta. E la curiosità è che tutte le apparecchiature dalle quali partono i dati per la rete mondiale e arrivano indietro i megabyte dei giocatori di tutto il mondo, sono raccolti in una struttura fisica vigilata come un cavò che contiene il diamante più prezioso al mondo e collocata in un’ex fortino residuato dalla dominazione inglese nella travagliata storia dell’isola. “Nessuno può entrare senza permesso, tanto che un dipendente è stato licenziato qualche settimana fa proprio perché non aveva rispettato il protocollo di sicurezza”, spiega Galea. Il fortino dei servers è sorvegliatissimo. Ogni centro dati ha un sigillo che può essere rimosso per dei controlli solo con un’autorizzazione speciale della Lga. La sicurezza del gioco online sui siti che risiedono a Malta è garantita soprattutto dalla maniacale protezione fisica della fonte di tutto il gaming: i servers appunto. Sul gaming maltese, però, occorre fare chiarezza. Si cade spesso nel luogo comune accomunando superficialmente il gioco che risiede sull’isola alla categoria dei paesi ‘off shore’, che sta per ‘legislazione in cui non si pagano le tasse’. “Malta fa parte dell’Unione Europea ed è un paese a tutti gli effetti ‘on shore’ – precisa categoricamente Galea – anzi proprio con le ultime modifiche legislative è stato tolto anche il rimborso da parte del governo alle imprese del 31 percento sulla tassa sui profitti uguale per tutti i paesi Ue al 35 percento ”. Un operatore che volesse prendere una licenza maltese, quindi, dovrà fare i conti con tre tipologie di tassazione: una sui profitti, come detto al 35 percento, una sul fatturato dello 0,5 percento e quella sull’Utile (le giocate raccolte meno le partite e le scommesse vinte dai giocatori) del 5 percento. Altro luogo comune da sfatare? “Il 50 percento delle richieste di licenza sono state rigettate nella nostra breve storia di 3 anni”, sottolinea il presidente dell’Lga. Che tradotto vuol dire: non prendiamo ‘cani e porci’ come qualcuno vorrebbe far credere. Attualmente l’authority maltese ha rilasciato 75 licenze di gioco online, 64 sono provvisorie e 54 che stanno avanzando le prime richieste. Non è così semplice prendere una licenza maltese. Quando ci si presenta alla porta della Lotteries and Gaming Authority bisogna prepararsi a venire investiti da una bordata di raggi X. “Analizziamo tutto di una società che vuole ottenere una licenza qui a Malta – approfondisce Mario Galea, sorseggiando dell’acqua, il caldo nonostante il condizionatore riesce a farsi sentire – la prima indagine riguarda le figure di cui si compone la società, trasferiamo tutti i dati all’Interpol e se troviamo qualche elemento sospetto blocchiamo le pratiche”. Poi si passa all’analisi del business plan dell’azienda e del progetto che i soggetti in questione intendono mettere in pratica. Altro step fondamentale, il controllo di affidabilità del software: “Non possiamo permetterci di varare software fatti in camera da letto se ci sono aziende che ingaggiano staff di decine di ingegneri informatici per la programmazione di bookmakers e casinò online”, assicura Galea. In realtà proprio in queste settimane si sta testando una piattaforma di un casinò online programmato da due ragazzi con un pc modestissimo: ma è l’eccezione che conferma la regola. I tempi per ottenere una licenza, nonostante la grande mole di documentazione che bisogna produrre e le varie indagini condotte dai funzionari della Lga, non sono poi così proibitivi: “Se non riscontriamo problemi dalla licenza temporanea a quella ufficiale possono anche intercorrere solo sei mesi”, confessano dall’Authority maltese. In caso di intoppi le società sono costrette a rimediare agli errori in 90 giorni decorsi i quali la licenza è sospesa e i tempi si allungano ulteriormente. L’Lga però non si è fermata ai controlli preventivi. Quello che differenzia Malta dal resto delle legislazioni è lo stretto legame ‘post-licenza’ tra l’Authority e la società di gaming. L’innovazione è rappresentata dal Key officier: “Abbiamo voluto che nell’organigramma societario ci fosse un nostro funzionario che, oltre alle competenze tecniche necessarie, doveva essere residente a Malta”, spiega Galea. Un’ulteriore garanzia per proseguire il lavoro sulla sicurezza svolto prima di dare la licenza. Il vantaggio di avere un server a Malta è anche quello delle dimensioni dell’isola: “Ormai quasi tutte le aziende si sono convinte, dietro nostro consiglio, che è preferibile tenere qui l’80 percento degli impiegati – informa il presidente dell’Lga – tutte le sedi sono vicine a noi e facilmente raggiungibili in caso ci fossero problemi. Tutto è molto veloce e anche in caso di reclamo le procedure si snelliscono facilmente”.
Un’azienda che vuole operare nel gaming online a Malta non potrà solo ottenere una licenza che in altri paesi gli è negata, ma anche offrire garanzia di sicurezza ai propri utenti-clienti. Un’affidabilità che si traduce in capacità di generare notevoli volumi di gioco. E in molti si sono chiesti se una licenza maltese, essendo comunque ‘europea’, possa uscire indenne dagli agguati dei monopoli di altri stati membri: “Non ci interessa entrare in collisione con altri sistemi – cerca di tirare le fila del discorso Mario Galea – come nel caso della sentenza Placanica, ognuno ha cercato di interpretarla come vuole. Secondo noi questa industria deve ancora crescere e trovare la sua maturazione per questo converrebbe armonizzare le regole del gambling online invece ognuno ha le sue leggi e in questo modo non si va lontano”.