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GiacomoCampoli
06-10-10, 22:38
Quel paradiso delle slot machine
che i monopoli italiani ignorano



Dieci miliardi in monete da un euro. Settantacinque mila tonnellate di metallo, una montagna tintinnante di soldi che è difficile anche solo da immaginare. A tanto ammonta la ricchezza in cerca di autore raccolta ogni anno dalle slot machines del concessionario Betplus. L’intero settore – se continua il trend attuale: un introito superiore ai 15 miliardi nel primo semestre – nel 2010 incasserà più di trenta miliardi di euro, un fatturato superiore a quello della Fiat Auto. Il leader indiscusso di questo mercato immenso è la Betplus, già nota con il nome di Atlantis World, che vale da sola il 30 per cento del mercato. La concessione per il controllo di questa massa impressionante di denaro è stato affidato nel 2004 dallo Stato italiano a un raggruppamento di imprese capeggiato proprio da Atlantis World Nv, una società con base alle Antille olandesi che è controllata attraverso una lunga catena di off-shore e trust e che sarebbe riferibile (se ci si fida delle sue vaghe dichiarazioni) a Francesco Corallo.

Non è stata l’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, l’Aams, a svelare il ruolo di questo cinquantenne catanese ma proprio chi scrive in un articolo pubblicato su L’espresso nel 2004. In una conversazione telefonica con l’autore, Francesco Corallo spiegò nel 2004 di essere “il primo azionista di Atlantis World” con una percentuale oscillante intorno al 20 per cento mentre il resto del capitale era in mano a soggetti finanziari delle Antille.
Non si trattava di un’ammissione neutra. Francesco Corallo è un incensurato che però ha un cognome pesante e una storia complessa. Suo padre, Gateano Corallo, è stato condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere proprio per i suoi affari nel settore del gioco. Corallo senior era riuscito a sfuggire all’arresto quando i magistrati milanesi sventarono la scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola.

Gaetano Corallo è stato rinviato a giudizio nel 1989 dal giudice Paolo Arbasino proprio per il suo ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di Catania. Santapaola era amico di Corallo Senior e aveva fatto le vacanze a Saint Marteen nella fine del 1979. I giornali pubblicarono le foto di Corallo e Santapaola che sorridevano insieme. Il pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986, quando sfuggiva all’arresto per l’omicidio del generale Dalla Chiesa. Proprio in quel periodo fu arrestato il fratello di Santapaola, Giuseppe, e indosso aveva proprio l’ indirizzo di Gaetano Corallo nell’isola caraibica.

Rapporti antichi se si pensa che nel 1975, lo stesso Nitto Santapaola fu fermato sull’auto di Corallo: “un mio amico”, disse ai poliziotti. Francesco Corallo allora era un ragazzo. Anche se il giudice Arbasino ricorda nella sua ordinanza che era intestatario di alcune società usate dal padre. Il figlio sostiene di avere perso i contatti con Gateano Corallo e ha sempre affermato che i suoi casino non hanno nulla a che vedere con il Rouge et Noire, creato dal padre nel 1982 sulla stessa isola di Saint Marteen. Molti investigatori però non ci hanno creduto. Al Fatto risulta che Gateano Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati insieme per traffico internazionale di stupefacenti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Le informative della Guardia di Finanza e della Polizia sostenevano che padre e figlio erano in contatto con Marco Marino Diodato, un italiano emigrato in Bolivia dove aveva fatto fortuna sposando la figlia di Hugo Banzer, il presidente dello stato sudamericano. Diodato è stato poi arrestato per traffico di droga e per gioco illegale dalle autorità boliviane ed è stato accusato anche di essere il mandante dell’attentato che ha fatto saltare in aria su un’autobomba il giudice Monica Von Borries. Per gli articoli scritti tra il 2004 e il 2007 sulla Atlantis e sulla famiglia Corallo, il Gruppo Espresso, che ha avuto il coraggio di pubblicarli, ha subito una causa a Londra (dove Atlantis aveva trasferito la sede e voleva lanciare una grande offerta pubblica al mercato per raccogliere capitali freschi) con una richiesta danni di decine di milioni di sterline.

Mentre qualcuno combatteva e vinceva una battaglia legale costosa, lo Stato italiano ha confermato e prorogato la concessione alla Atlantis fino al maggio del 2011. A distanza di sei anni dalle nostre prime inchieste, siamo tornati a chiedere ai dirigenti dell’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, chi sia il proprietario reale, la persona fisica che controlla la ex Atlantis World, ora Betplus. La risposta del direttore dei giochi dell’Aams Antonio Tagliaferri è stata disarmante. Il dirigente che da anni si occupa del settore dominato da Atlantis World – Betplus ha ammesso al Fatto Quotidiano: “Non so chi sia la persona fisica che sta dietro la ex Atlantis World”. Tagliaferri sostiene di avere interessato inutilmente la Prefettura di Roma al riguardo: “Abbiamo chiesto più volte se la società Atlantis World fosse in regola con i requisiti della legislazione antimafia e ci hanno sempre risposto di sì. La legislazione non ci attribuisce altri poteri”.

Eppure c’è una lettera che è arrivata all’Aams il 7 dicembre 2004 e che avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme sulla proprietà. Un socio di Atlantis World nel raggruppamento di imprese che ha vinto la concessione, la società PLP, nella persona del suo amministratore Remo Molinari, scriveva: “Atlantis World ha concentrato la sua attività nell’ambito del Raggruppamento Temporaneo di imprese solo sulla gestione finanziaria ….di tale attività a oggi la P.L.P. Srl non ha alcuna evidenza e non è quindi in grado di riscontrare 1) le fonti di finanziamento utilizzate per sostenere le attività del raggruppamento temporaneo di imprese; 2) il completo adempimento degli obblighi assunti verso l’Aams”. Molinari proseguiva: “ in tale contesto di per sé preoccupante e, soprattutto non trasparente, il ruolo rivestito dal signor Francesco Corallo in seno alla mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese suindicato crea ulteriori evidenti problemi di rapporto tra le parti.

Invero, nonostante non risulti dotato di alcun potere che ne comporti la rappresentanza, il signor Francesco Corallo, di fatto, esercita la direzione e il coordinamento del management nell’ambito delle attività svolte da Atlantis Group of companies NV, specialmente come detto per quanto attiene alla gestione finanziaria dei fondi….soggetti estranei al RTI, asseritamente collaboratori del signor Francesco Corallo talvolta hanno anche impedito l’accesso ai tecnici di PLP all’area telematica”. Il 22 luglio del 2005 la PLP ha deciso di vendere la sua quota, lasciando campo libero a Corallo.

Le informative prefettizie richieste dalla Aams su Atlantis effettivamente hanno ricevuto sempre risposta positiva ma non hanno mai avuto ad oggetto Francesco Corallo ma solo il procuratore in Italia della società: Amedeo Laboccetta, oggi deputato del Pdl. Chissà cosa avrebbe risposto la Prefettura se Tagliaferri avesse chiesto informazioni su Corallo. Al Fatto risulta che fino a pochi mesi fa Francesco Corallo era indagato dalla Procura di Roma in un indagine per riciclaggio. L’inchiesta è partita nel 2007 ed era condotta da Italo Ormanni, allora capo della Direzione distrettuale antimafia a Roma e ora al Ministero con Angelino Alfano. Secondo quello che risulta al Fatto Quotidiano l’indagine si avvia verso l’archiviazione. La vicenda della società leader nel settore del gioco in Italia è tornata di attualità per colpa del cosiddetto caso Montecarlo.

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il 4 agosto scorso la notizia che la stessa società e lo stesso professionista esperto in paradisi fiscali (James Walfenzao della Corpag, società delle Antille con sedi a Curacao e Saint Lucia) si sono occupati di creare nel 2008 le scatole societarie che schermano la proprietà della società della casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani e dall’altro hanno creato la struttura che nel 2004 è stata usata per celare alle autorità italiane chi sia la persona fisica che ha la titolarità effettiva del colosso del gioco Atlantis World.

Quando ha letto la notizia sul Fatto Quotidiano, il parlamentare Francesco Barbato dell’Italia dei Valori è balzato sulla sedia e ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministero dell’economia come sia possibile “la mancanza di trasparenza sulla reale proprietà di Atlantis. Visto che l’unico nome di una persona fisica che sostiene di essere socio in proprio della Atlantis Gioco Legale Ltd concessionaria dell’Azienda autonoma dei monopoli di Stato AAMS nel controllo del gioco legale, è quello di Francesco Corallo, il figlio di Gaetano Corallo, il quale è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in primo e secondo grado, accusa che è stata trasformata – dopo una serie di pronunciamenti della Cassazione – in associazione a delinquere semplice: la condanna a sette anni e mezzo era legata proprio alla scalata dei casinò italiani da parte di soggetti legati al clan mafioso di Nitto Santapaola, boss di Catania che sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino”. Il sottosegretario Alberto Giorgetti ha risposto con una nota dell’Aams nella quale sostanzialmente si dice che tutto è in regola.

da il Fatto Quotidiano del 6 ottobre 2010

GiacomoCampoli
08-10-10, 15:27
Ragazzi forse son l unico che prende a male queste notizie... il continuo, o meglio,lo svolgimento



Slot machine, una voragine di nero: 88 miliardi in nero. Come quattro finanziarie

Lunedì alla Corte dei conti l'udienza sull'evasione fiscale. Secondo i giudici il danno errariale è enorme. Nel mirino nell'indagine anche i rapporti con politica e mafia
Ottantotto miliardi di euro. L’equivalente di quattro manovre finanziarie. Il grande scandalo delle slot machine arriva alla svolta. Lunedì alla Corte dei Conti comincia l’udienza decisiva. Entro sessanta giorni il giudice stabilirà se nelle casse dello Stato dovranno rientrare 88 miliardi o pochi spiccioli. O addirittura nulla. In ballo la mega penale che, secondo la Procura della Corte dei Conti, le società concessionarie delle slot dovrebbero allo Stato per non aver rispettato le condizioni delle concessioni.

Il condizionale è d’obbligo. Non solo perché la Corte deve ancora decidere. Il punto è un altro: intorno al mondo dei giochi ruotano interessi immensi e non sempre confessabili. Quelli delle società concessionarie, ma anche dei partiti che sui giochi hanno scommesso molto. E poi, convitato di pietra, c’è la criminalità organizzata che vede nelle macchinette una nuova miniera d’oro. La grandezza della somma è inversamente proporzionale alla pubblicità che la vicenda ha avuto. È il 2005 quando il Gat (Gruppo Antifrodi Tecnologiche) della Finanza comincia a occuparsi della storia. Decine di migliaia di slot machine non sono collegate alla rete che registra le giocate. Addirittura in un locale di Riposto (Catania) risultano depositate 26.858 slot in 50 metri quadrati. È solo l’inizio. Quando gli agenti tentano una stima della penale non credono ai loro occhi: si sfiorano i novanta miliardi.

Intanto una commissione di esperti guidata dall’allora sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi (Pd), e dal generale delle Finanza Castore Palmerini produce un documento: una bomba che però non esplode. In troppi sono interessati a disinnescarla. È soltanto grazie all’opinione pubblica, alle inchieste giornalistiche, se il lavoro della Commissione, del Gat e di alcuni magistrati coraggiosi della Corte dei Conti non finisce sotto silenzio. Le slot sono una miniera per tanti. E le conclusioni dei pm sono un terremoto per un settore senza controlli. La Procura inizialmente parla di penali per 31 miliardi e 390 milioni per il concessionario Atlantis World. A seguire Cogetech con 9 miliardi e 394 milioni, Snai con 8 miliardi e 176 milioni, Lottomatica con 7 miliardi e 690 milioni, Hbg con 7 miliardi e 82 milioni, Cirsa con 7 miliardi e 51 milioni, Codere con 6 miliardi e 853 milioni, Sisal con 4 miliardi e 459 milioni, Gmatica con 3 miliardi e 167 milioni e infine Gamenet con 2 miliardi e 873 milioni. In totale, 88 miliardi.

Emergono i contatti di alcune società con la politica. A cominciare da quella che fu An, proprio con i finiani. Amedeo Laboccetta, ex plenipotenziario di Fini a Napoli era amministratore di Atlantis Italia (oggi è in Parlamento, vicino a Berlusconi e giura di non avere più niente a che fare con le slot). Già, proprio la Atlantis di cui ha parlato nei giorni scorsi Il Fatto. La Atlantis World Nv, con base alle Antille olandesi, è controllata da una lunga catena di off-shore e trust che sarebbe riferibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere. Ma nell’universo dell’Atlantis si trovano altri nomi: come James Walfenzao che compare anche nelle società off-shore dell’appartamento di Montecarlo. Come ha ricordato Il Secolo XIX, a occuparsi degli affari di Atlantis in Italia ci sarebbe stato anche Giancarlo Lanna, già commissario napoletano di An scelto dal ministro Adolfo Urso come presidente della Simest – finanziaria a controllo pubblico – e oggi è approdato a FareFuturo.

Ds e Lega a suo tempo si erano buttati, senza fortuna, nel Bingo, mentre An aveva puntato sulle slot. Non è un caso che la delega per i giochi nei governi berlusconiani sia andata a uomini di An. Una delle poltrone chiave dei Monopoli dello Stato era andata a Gabriella Alemanno, sorella del sindaco di Roma. Così, mentre la Procura della Corte dei Conti conduceva in solitudine l’inchiesta, i Monopoli guidati all’epoca da Giorgio Tino non esigevano le penali. I pm hanno chiesto 1,3 miliardi di danni a Tino, nel frattempo nominato vicepresidente di Equitalia Gerit.

Intanto lo Stato rinegoziava le convenzioni stabilendo nuove penali irrisorie. Dagli atti parlamentari dell’audizione di Tino emergono le posizioni degli onorevoli. Gianfranco Conte (Forza Italia) disse: “Chi è esperto del settore si è accorto della stupidità della Commissione (gli esperti che denunciarono lo scandalo, ndr). Romano Prodi, sommerso da migliaia di mail, promise: “Non ci sarà un colpo di spugna”. Silvio Berlusconi ha sempre taciuto.

Nel frattempo, il Consiglio di Stato in un parere dei giorni scorsi accenna a una “rimodulazione” delle penali. Bisognerebbe tenere conto delle nuove concessioni che sono infinitamente più indulgenti delle precedenti per la gioia dei privati. E poi ci sarebbe il rischio di mettere in ginocchio un settore economico. Insomma, da 88 miliardi si scenderebbe a un millesimo. Ma davvero i concessionari che hanno incassato 15 miliardi nei primi 6 mesi del 2010 non possono pagare la penale?

Un membro della Commissione che sollevò il velo sullo scandalo slot commenta amaro: “Un cittadino che non rispetta un contratto deve pagare la penale. Altro che “rimodulazione”, gli vanno a pignorare la tv”.
Lunedì sarà il momento della verità. Le concessionarie presenteranno istanze di nullità, di rinvio. Ma la Procura non farà un passo indietro: chiederà oltre 80 miliardi di euro.

mosseven
08-10-10, 16:39
Non ci crederò mai che pagheranno 88 miliardi, meglio falliscono e aprono un'altra società...tanti i soldi di sicuro non sono più qui...
Gia visto di molto peggio in questo paese.

GiacomoCampoli
09-10-10, 15:00
Si,il fatto che stupisce è che a capo di questa società non c'è una figura un nome, seppur autorizzata da aams...il succo del mio sconcerto è tutto li.

Autorizzazione avuta in che modo.?

Peppinerus
10-10-10, 14:40
Autorizzazione avuta in che modo.?

..... lol!!!!

e non dico altro.... a buon intenditore.... poche parole! ;)

Ricorda che siamo in Italia..... un paese dove la politica, le leggi, i regolamenti...... vengono fatti praticamente insieme e DA gente.... come dire... poco raccomandabile......