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Il magnifico PIWello
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L'INTERVISTA/ Dario Minieri, 23 anni Giovane, timido, gentilissimo, parlantina a macchinetta, sguardo da bravo ragazzo, ma aggressività da gambler consumato quando si trova con due carte in mano. E' la fotografia di Dario Minieri, ragazzo romano che ad appena 23 anni è indicato a livello mondiale come il più talentuoso giocatore italiano di Texas Hold'em. Minieri, come si passa dai banchi di scuola ai tavoli dei più affermati professionisti di questo gioco? "A 18 anni le carte che tenevo in mano erano quelle di Magic, un gioco di grande strategia. Un amico con cui ci sfidavamo spesso, quell'estate ha partecipato alle World Series di Poker a Las Vegas, ha ottenuto un secondo posto in uno dei tornei in calendario. Quando è tornato dagli Stati Uniti abbiamo entrambi abbandonato Magic e siamo passati al poker". Il Texas Hold'em, la variante americana che ora spopola in televisione, si è lentamente trasformato in una professione. "Un'ora dopo l'altra, poi anche intere giornate a sfidare giocatori in tutto il mondo via internet". E i suoi genitori cosa dicevano? "Mi ero iscritto a psicologia, ma ho interrotto subito. Mia madre non era d'accordo, voleva che la smettessi, poi ha cominciato a capire che non si trattava solo di ore regalate ad un hobby". Merito anche della Porsche che le hanno consegnato a casa... "Quella l'ho vinta grazie a PokerStars. Mi è stata consegnata quando ho toccato i 3 milioni di punti frequenza sul sito. E non avevo neanche la patente". Il momento più esaltante di questi cinque anni di gioco? "I Campionati del mondo di poker della scorsa estate. Partecipavo al "Main Event", il torneo che elegge il campione del mondo, oltre ottomila iscritti, ad un certo punto ero in testa. In gergo si dice "Cheap leader". Ero il giocatore con il maggior ammontare di fiches di tutto il torneo. Giocavo con la sciarpa della Roma al collo, quelle immagini hanno fatto il giro del mondo". A Las Vegas è cambiata la sua carriera. "Oggi sono un giocatore professionista, sponsorizzato da PokerStars, la società più importante al mondo per quanto riguarda il poker on-line e in generale il poker sportivo". A poco più di vent'anni stimato dai migliori giocatori del circuito. Anche se qualcuno ha criticato il modo in cui è uscito da quel Mondiale. Rimpianti? "Nei giorni successivi le televisioni hanno mostrato i momenti che hanno chiuso il mio torneo. Ma le giocate di qualche ora prima, quando sedevo a un tavolo che non aveva registrazione tv, quelle nessuno le ha viste. Il torneo l'ho perso lì. Le carte non giravano, ci ho ripensato decine di volte a quelle mani e non ho rimpianti. Il prossimo luglio ci riprovo". Suo miglior risultato? "Il terzo posto al torneo di Baden del 2007, una delle tappe dell'Europan poker Tour di PokerStars". Il giocatore al mondo che più stima? "Phil Ivey, statunitense, considerato da molti come il più forte al mondo. Eccezionale per la capacità di stare al tavolo anche nei momenti più difficili". Quelli sfortunati? "E' un fattore di cui si abusa troppo per spiegare una sconfitta. In Italia c'è ancora una mentalità troppo chiusa, si pensa troppo alla casualità delle combinazioni. Ma questo è un gioco di strategia, con una fortissima componente psicologica. Se fai un errore sei fuori. E se esci da un torneo significa che qualcosa hai sbagliato nelle tue valutazioni". Il miglior giocatore italiano? "Claudio Rinaldi, italo-svizzero, a premio nell'ultimo torneo dell'Ept di Dortmund. Un fenomeno". Progetti sul futuro? "Il torneo di Sanremo, poi la finale dell'European Poker Tour di Montecarlo. L'obiettivo è vincere al più presto un grande torneo. e magari poter fare il commentatore tecnico dei tornei per la televisione". E i suoi genitori oggi, che dicono di questi progetti? "Mia madre insiste: mi dice "Bravo, ma quando riprendi l'Università?"...". fonte la Repubblica |
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